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EDIZIONE DEI CATALOGHI ANTICHI: APPLICAZIONI ED ESPERIMENTI SUI 90 MANUFATTI DELLA BIBLIOTECA CHELLIANA DI GROSSETO

MARIANNA DI GERONIMO

1. Panoramica sugli approcci allo studio dei cataloghi antichi

L'attenzione verso i cataloghi antichi non certo nuova, basti ricordare che nel 1926 la neonata Direzione generale per le accademie e le biblioteche promosse la conoscenza dei patrimoni periferici attraverso l'indagine dei ca-taloghi in uso e fuor d'uso delle biblioteche statali o dipendenti da altro ente:

Le origini della maggior parte delle Biblioteche italiane risalgono nel tempo a qualche secolo fa. La loro storia ha subito quasi sempre l'influenza degli avvenimenti locali; essa densa di vicende liete e tristi... Di tali vicende fan-no sovente testimonianza gli antichi cataloghi, non infrequentemente messi fuori d'uso... A fianco di questi, altri vecchi cataloghi non sono men degni di considerazione: quelli che fanno riferimento a fondi per ragioni e in tempi diversi incorporati nelle nostre biblioteche, successivamente fusi nel nuovo catalogo generale1.

La ricchezza di informazioni registrata in un catalogo maggiore della stimma delle sue parti; Franca Arduini nel suo articolo, Quel che conta l'auto-re! Indagine bibliografica sul passato del catalogo, elenca in maniera molto chiara quali vantaggi si possono trarre dallo studio dei cataloghi di una biblioteca, in particolar modo la conoscenza della circolazione delle idee tramite i libri, individuando i vari nuclei librari che riflettono uno spaccato della vita cultu-rale passata o presente2. Il posseduto di una biblioteca, ovviamente, non mai solo il frutto di ci che interessa il contesto in cui essa inserita, ma il risultato sia di acquisizioni sia di donazioni e lasciti;su tutto il posseduto poi, la biblioteca esercita una funzione aggregante provocando spesso la perdita delle peculiarit di ogni singolo componente. Il catalogo antico, attraverso la destratificazione delle raccolte, permette di individuare i vari filoni che han-no alimentato la biblioteca; questa non ovviamente la sola strada percorri_

* Universit di Udine, dottorato in Scienze bibliografiche, archivistiche e documen-tarie e per la conservazione e restauro dei beni librari ed archivistici (XIX ciclo).1 I cataloghi delle biblioteche italiane, estratto dei volumi I-IV/1927-1933 della rivista Acca-demie e biblioteche d'Italia, Roma, Biblioteca d'arte editrice, 1926, p. 1.2 FRANCA ARDUINI, Quel che conta l'autore! Indagini bibliografica sul passato del catalogo,in Biblioteche Oggi, 3, 1985, 1, gennaio-febbraio, p. 37-61.

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bile: note di possesso, timbri, e altre testimonianze presenti sull'esemplare consentono di ricostruire intere collezioni, spesso per il tempo inclemente provoca la perdita di molte testimonianze, e solo grazie all'aiuto del catalogo possibile ricomporre i pezzi mancanti. Per queste caratteristiche la regi-strazione catalografica, collaborando con altre discipline, pu essere utile an-che per la definizione della tradizione del testo; infatti il filologo e paleogra-fo Ludwig Traube considera i cataloghi antichi strumenti fondamentali di una filologia che vede il codice come portatore di storia e quindi considera la tradizione di un testo solo all'interno di una storia di questa. La storia delle biblioteche in cui hanno vissuto i codici diventa naturalmente parte della storia della tradizione, e quindi i cataloghi delle biblioteche sono uno dei mezzi obbligati in cui si sedimenta la tradizione3. Allo studio del catalogo antico sono stati applicati anche i metodi propri dell'analisi quantitativa, che definiscono la diffusione dei testi in determinate epoche su determinati terri-tori, secondo il pensiero della sociologia della letteratura che considera il li-bro come portatore di valori culturali ed intellettuali; Christian Bec evidenzia tre elementi costitutivi propri di quest'analisi:

Trattamento storico-scientifico del libro oggetto, il metodo quantitativomesso in opera dai Martin, Furet, Escarpit presenta tre interessi fondamentali: 1 - Reificando il libro, gli procura insieme, in un modo apparentementeparadossale, "une animation o il est tmoignage de plus qu'il ne contient,littralmnt crit"; 2 integra non solo il cosidetto capolavoro e le variazionidel suo successo, ma pure "le moyen, le banal, l'tabli, constances, survivan-ces, habitudes. C'est -dire les zones obscure de la passivit et de l'inertie sociale"; 3 - diversamente dalla storia letteraria, che rimane necessariamentelegata all'vnementiel, esso prende in conto la durata (lunga o media) dell'evoluzione mentale4. .

L'importanza del catalogo come luogo di conservazione di informazioni ac-cumulatesi nel tempo viene ulteriormente evidenziata da Innocenti nel suo articolo Mediazione di informazione, di psicologia, di consenso nella tassonomia e nella stratificazione bibliotecaria: La biblioteca/archivio (o l'archivio/biblioteca) ha due elementi che rappresentano in ogni momento la sincronia dell'uso nella diacronia dell'evolvere: il patrimonio (la raccolta) e la sua rappresentazione simbolica, cio il catalogo/inventario (o l'inventario/catalogo)5. Quindi ca-

3 CLAUDIO LEONARDI, Recensione a: Mittelalterliche Bibliothekskataloge sterreichs, hg. von der sterreichischen Akademie der Wissenschaften, III Band: Steiermark, bearb, von Gerlinde Mser-Mersky, Graz-Wien-Kln, H, Bohlaus, 1961, in Studi medievali, serie 3,1962, p. 670-675.4 CHRISTIAN BEC, 1 libri dei fiorentini (1413-1608). (Ipotesi e proposte), in Lettere italiane, 31, 1979, p. 502-516.5 P. INNOCENTI, Mediazione di informazione, di psicologia, di consenso nella tassonomia e nella stratificazione bibliotecaria, in La mediazione, Firenze, Ponte alle Grazie, 1992, p. 147-184.

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talogo e bibliografia sono gli strumenti con cui tramandiamo, controlliamo e verifichiamo un patrimonio in perenne evoluzione, il continuo mutare ha influenzato anche i diversi codici catalografici utilizzati nel corso della storia, ognuno dei quali cercava di soddisfare le esigenze della realt in cui era inse-rito; ad esempio i cataloghi delle biblioteche medievali ed umanistiche adot-tavano un ordinamento che si rifletteva nella collocazione dei volumi per materia, infatti erano due le esigenze che il catalogo doveva soddisfare: il controllo patrimoniale e un'informazione diretta a una cerchia di lettori ben definita. Gi nel XVII secolo nella descrizione del libro a stampa si nota la presenza costante di alcuni elementi, quali l'indicazione dell'autore e/o tito-lo, del luogo di edizione della data e del formato, mentre, pi saltuaria la presenza del nome dell'editore o stampatore sebbene, come ricorda Marieli-sa Rossi, fossero gi diffuse le opere di Gesner e Munsell in cui veniva evi-denziata l'importanza dell'indicazione della responsabilit editoriale6. Biso-gna infine aspettare il 1791 per il primo codice di regole di catalogazione na-zionale: Instruction pouf procder la confection du catalogue di chacune des biblioth-ques sur lesquelles les Directoires ont du ou doivent incessamment apposer les scells, nato per guidare la riorganizzazione dei patrimoni librari confiscati agli enti ecclesiastici sotto il dominio napoleonico. Alla fine dell'Ottocento in Germania si collocano i primi lavori che hanno come oggetto di studio cataloghi antichi (in particolar modo quelli medievali) analizzati tramite il metodo dell'edizione, i responsabili degli studi sono Gustav Becker e Theodor Gotllieb8. Per avere un quadro pi aggiornato dei lavori che in ambito italiano si sono fin ora interessati di cataloghi fuor d'uso possiamo far riferimento all'articolo di Innocenti e Cavallaro Metodologia di indagine bibliografica dei fondi librari9, la rassegna ha inizio con l'analisi dedicata ai 275 cataloghi manoscritti della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze descritti da Innocenti10, siamo di fronte ad una tipologia di lavoro che si occupa essenzialmente dell'analisi del catalogo (ancora manoscritto), come unicum documentario, compilando descrizioni diplomatiche e schede del manufatto secondo una griglia descrittiva proposta dall'autore stesso che si ritrova pi o meno uguale in tutti i la-

6 MARIELISA ROSSI, Evoluzione della tecnica descrittiva, in Biblioteche Oggi, 9, 1991,n 6, novembre-dicembre, p. 703-731.7 Quest'opera fu edita a Parigi dall'Imprimerie Nationale nel 1791, nel 1894 fu pub-blicata: Le prcis de l'instruction de 15 mai 1791. France, Convention Nationale, Comit d'ins-truction publique, a cura di M. J. GUILLAUME, Paris, Impr. Nationale, vol. II.8 Si fa riferimento alle seguenti opere: GUSTAV BECKER, Catalogi bibliothecarum antiqui, Bonn, Cohen, 1885 e THEODOR GOTTLIEB, Uber mittelalterliche Bibliotheken,Leipzig, Harrassowitz, 1890.9 P. INNOCENTI, CRISTINA CAVALLARO, Metodologia di indagine bibliografica dei fondi librari. La stratigrafia dei cataloghi antichi, in La biblioteca ecclesiastica del duemila, Palermo, L'Epos, 2001. La pubblicazione contiene gli atti di un convegno tenutosi a Trento il 20 e 21 giugno del 2000.10 P. INNOCENTI, II bosco e gli alberi, prefazione di Renzo Pecchioli, Firenze, Giunta regionale toscana-La Nuova Italia, 1984.

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vori, cos articolata:

Data del manoscrittoIntestazioneLuogo di ConservazioneCollocazioneDescrizione fisicaFonte dell'intestazioneContenuto: descrizione ed analisiBibliografia del manoscrittoData dei rilevamenti.

Questa stessa tipologia di manufatti poi in parte ripresa, approfondita ed ampliata con altro materiale da Rossi nel 1996 e nel 1997 da Maura Rolih Scarlino11. In queste pubblicazioni i cataloghi sono utilizzati per ricostruire le vicende della stratigrafia delle collezioni analizzate, inoltre Rossi verifica quante delle pubblicazioni citate nei catalogh