Jean-Paul Sartre A porte chiuse - Huis Clos testo e nota... · Jean-Paul Sartre A porte chiuse a...

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Jean-Paul Sartre

A porte chiuse

a cura di Paolo Bignamini

La parola conclusiva sul suo stesso lavoro merita di essere proprio quella di

Jean-Paul Sartre, raccolta nella citata introduzione introduzione al testo

registrata nel 19651, e qui integralmente riportata in italiano e - in nota - in

francese: Quando si scrive una pice, vi sono sempre cause occasionali e

problematiche pi profonde.

La causa occasione era che, nel momento in cui ho scritto Huis clos, tra il

1943 e l'inizio del 1944, avevo tre amici e volevo scrivere per loro una pice

nella quale nessuno avesse pi spazio dell'altro.

In altre parole, volevo che restassero tutto il tempo in scena. Perch mi sono

detto: 'Se uno deve uscire di scena, penser che gli altri hanno un ruolo

migliore dal momento che lui stato fatto uscire...'.

Volevo quindi tenerli insieme. E ho pensato: 'Come possiamo mettere

insieme tre persone senza mai farne uscire una di scena, e tenerli sul palco

fino alla fine, come fosse per sempre?'

E' l che mi venuta l'idea di metterli all'inferno e di fare in modo che

ciascuno fosse il carnefice degli altri due. Questa la causa occasionale.

Successivamente per, devo dire, questi tre amici non hanno recitato la pice

e, come sapete, sono stati Vitold, Tania Balachova e Gaby Sylvia, che la

1 Cfr. supra, p.8.

hanno recitata.

Ma c'erano a quei tempi problematiche pi vaste con cui fare i conti, e cos

ho voluto esprimere nel testo qualcosa di diverso rispetto quello che la

semplice occasione mi dava.

Ho voluto dire: 'l'inferno, sono gli altri'.

Ma 'l'inferno, sono gli altri' sempre stato frainteso.

Si pensato che volessi con questo dire che le nostre relazioni con gli altri

sono sempre avvelenate, che si tratta sempre di rapporti infernali.

In realt, quello che voglio dire un'altra cosa..

Voglio dire che, se i nostri rapporti con gli altri sono intricati, viziati, allora

l'altro non pu che essere l'inferno.

Perch? Perch gli altri sono fondamentalmente ci che c' di pi importante

in noi stessi per la nostra conoscenza di noi stessi.

Quando noi ci pensiamo, quando cerchiamo di conoscerci, in fondo noi

utilizziamo quelle conoscenze che gli altri hanno gi di noi.

Noi ci giudichiamo con i mezzi che gli altri hanno, ci (corsivo mio, ndt.)

hanno. dato per giudicarci.

Qualsiasi cosa io dica su di me, c' sempre dentro il giudizio degli altri.

Ci significa che, se i miei rapporti sono cattivi, mi metto in totale

dipendenza dagli altri.

E allora davvero sono all'inferno.

E c' una quantit di gente nel mondo che all'inferno, perch dipende

troppo dal giudizio degli altri.

Ma questo non vuol dire assolutamente che non si possano avere rapporti

differenti con gli altri. Sottolinea semplicemente l'importanza capitale di tutti

gli altri per ognuno di noi.

La seconda cosa che vorrei dire che questi personaggi non sono simili a

noi.

I tre protagonisti che sentirete recitare in A porte chiuse non ci assomigliano

perch noi siamo vivi e loro sono morti. Naturalmente, qui, 'morto'

simboleggia qualcosa.

Quello che ho voluto dimostrare proprio che molte persone sono incrostate

in abitudini e comportamenti che esse stesse disprezzano, ma che non

cercano nemmeno di provare a cambiare.

E queste persone sono come morte.

In questo senso non possono rompere la gabbia delle loro problematiche,

delle loro preoccupazioni, dei loro comportamenti, e sono spesso vittime di

giudizi espressi da altri su di loro.

Da questo punto di vista, ovvio che siano vigliacchi o cattivi, per esempio.

Se hanno cominciato a essere vigliacchi, non interviene nulla a cambiare il

loro essere vigliacchi.

E' per questo motivo che sono morti, un modo per dire che essere

circondati dalla preoccupazione eterna e da azioni che non si vogliono

cambiare, una morte vivente

Ma siccome, in realt, noi siamo vivi, ho voluto mostrare, per assurdo,

l'importanza della nostra libert, vale a dire l'importanza di cambiare gli atti

degli altri atti .

Qualunque sia il cerchio dell'inferno nel quale viviamo, penso che noi siamo

liberi di romperlo.

E se una persone non lo rompe, ancora liberamente che sceglie di restarvi,

al punto di mettersi liberamente all'inferno.

Quindi, ecco: rapporti con gli altri, abitudini incrostate e libert, e libert

come altra faccia, appena suggerita, della medaglia; questi sono i tre temi del

dramma.

Vorrei che questo venisse ricordato quando sentirete dire: 'l'nferno, sono gli

altri' "2

Il disvelamento dell'apparente paradosso portato da 'l'inferno sono gli altri',

fa pensare oggi che, sartrianamente parlando, esso non poteva essere svolto

che come poco sopra descritto dal maestro.

2 "Quand on crit une pice, il y a toujours des causes occasionnelles et des soucis profonds. La cause occasionnelle

c'est que, au moment o j'ai crit Huis clos, vers 1943 et dbut 44, j'avais trois amis et je voulais qu'ils jouent une

pice, une pice de moi, sans avantager aucun d'eux. C'est--dire , je voulais qu'ils restent ensemble tout le temps sur

la scne. Parce que je me disais : "S'il y en a un qui s'en va, il pensera que les autres ont un meilleur rle au moment

o il s'en va..." Je voulais donc les garder ensemble. Et je me suis dit : "Comment peut-on mettre ensemble trois

personnes sans jamais faire sortir l'une d'elles et les garder sur la scne jusqu'au bout comme pour l'ternit?"

C'est l que m'est venue l'ide de les mettre en enfer et de les faire chacun le bourreau des deux autres. Telle est la

cause occasionnelle. Par la suite d'ailleurs, je dois dire, ces trois amis n'ont pas jou la pice et, comme vous le savez c'est Vitold, Tania Balachova et Gaby Sylvia qui l'ont joue. Mais il y avait ce moment-l des soucis plus

gnraux et j'ai voulu exprimer autre chose dans la pice que simplement ce que l'occasion me donnait. J'ai voulu

dire : l'enfer, c'est les autres. Mais "l'enfer, c'est les autres" a toujours t mal compris. On a cru que je voulais dire

par l que nos rapports avec les autres taient toujours empoisonns, que c'taient toujours des rapports infernaux.

Or, c'est autre chose que je veux dire. Je veux dire que si les rapports avec autrui sont tordus, vicis, alors l'autre ne

peut-tre que l'enfer. Pourquoi ? Parce que les autres sont au fond ce qu'il y a de plus important en nous-mmes pour

notre propre connaissance de nous-mmes. Quand nous pensons sur nous, quand nous essayons de nous connatre,

au fond nous usons ces connaissances que les autres ont dj sur nous. Nous nous jugeons avec les moyens que les

autres ont, nous ont donn de nous juger. Quoique je dise sur moi, toujours le jugement d'autrui entre dedans. Ce qui

veut dire que, si mes rapports sont mauvais, je me mets dans la totale dpendance d'autrui. Et alors en effet je suis en

enfer. Et il existe une quantit de gens dans le monde qui sont en enfer parce qu'ils dpendent trop du jugement

d'autrui. Mais cela ne veut nullement dire qu'on ne puisse avoir d'autres rapports avec les autres. a marque simplement l'importance capitale de tous les autres pour chacun de nous. Deuxime chose que je voudrais dire,

c'est que ces gens ne sont pas semblables nous. Les trois personnages que vous entendrez dans Huis clos ne nous

ressemblent pas en ceci que nous sommes vivants et qu'ils sont morts. Bien entendu, ici "morts" symbolise quelque

chose. Ce que j'ai voulu indiquer, c'est prcisment que beaucoup de gens sont encrots dans une srie d'habitudes,

de coutumes, qu'ils ont sur eux des jugements dont ils souffrent mais qu'ils ne cherchent mme pas changer. Et que

ces gens-l sont comme morts. En ce sens qu'ils ne peuvent briser le cadre de leurs soucis, de leurs proccupations et

de leurs coutumes; et qu'ils restent ainsi victimes souvent des jugements qu'on a ports sur eux. A partir de l , il est

bien vident qu'ils sont lches ou mchants par exemple. S'ils ont commenc tre lches , rien ne vient changer

le fait qu'ils taient lches. C'est pour cela qu'ils sont morts, c'est pour cela, c'est une manire de dire que c'est une

mort vivante que d'tre entour par le souci perptuel de jugements et d'actions que l'on ne veut pas changer. De

sorte que, en vrit, comme nous sommes vivants, j'ai voulu montrer pr l'absurde, l'importance chez nous de la libert, c'est--dire l'importance de changer les actes par d'autres actes. Quel que soit le cercle d'enfer dans lequel

nous vivons, je pense que nous sommes libres de le briser. Et si les gens ne le brisent pas, c'est encore librement

qu'ils y restent, de sorte qu'ils se mettent librement en enfer. Vous voyez donc que, rapports avec les autres,

encrotement et libert , libert comme l'autre face peine suggre, ce sont les trois thmes de la pice. Je voudrais

qu'on se le rappelle quand vous entendrez dire : "l'enfer c'est les autres." (J.-P. Sartre, Un thtre de situation,

Gallimard, Paris, 1973 a cura di Michel Contat e Michel Rybalka).

Ma l'approccio pos